Il barcone della morte ci costa 500mila euro

Il governo pronto a sborsarli per mettere in mostra l’icona della tragedia del 2015

Milano – L’ideologia ha un prezzo. Si possono arrivare a spendere 500mila euro per esporre l’icona di una tragedia? E si possono quantificare 700 vite umane in 500mila euro? Questa la cifra che il Ministero della Difesa potrebbe stanziare per «la messa in sicurezza, il trasporto e l’installazione presso l’università degli studi di Milano» del barcone della morte, ovvero quella carretta del mare naufragata il 18 aprile 2015 a largo di Tripoli che portò a fondo 700 migranti.

A chiederlo l’emendamento alla legge di Bilancio firmato da Lia Quartapelle, capogruppo Pd alla commissione Affari Esteri che appunto «autorizzano il Ministero della Difesa alla spesa di 500mila euro per l’anno 2018» per il trasporto del Caronte di legno dalla base militare di Melilli a Milano perché venga esposto nel museo dei diritti a Città studi. L’emendamento è passato alla commissione Difesa della Camera e ora attende il sì della commissione Bilancio. Oggi partirà l’esame degli emendamenti alla Finanziaria. L’idea di Quartapelle, che ha «rischiato» di essere nominata ministro degli Esteri dall’allora premier Matteo Renzi, che poi le preferì Paolo Gentiloni è che «con il museo non ci limiteremmo a ricordare, daremmo un segno per il futuro».

Ma l’impressione è che il segno dell’ideologia sia un po’ troppo pesante per le tasche de contribuenti. Non sarebbe forse più utile spendere ben mezzo milione di euro per costruire qualcosa per aiuti più concreti invece che erigere una tomba per 700 vittime del mare e un monumento all’ideologia?

La vicenda: la scorsa primavera la Statale ha offerto gli spazi dell’ex dipartimento di Veterinaria di via Golgi appunto per la creazione del Museo dei Diritti, di cui il barcone potrebbe essere, nelle intenzioni degli ideatori, l’icona del dramma dell’emigrazione e dei diritti umani negati. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala si è sempre detto d’accordo sul principio, ma molto preoccupato per la sostanza (pecuniaria) dell’operazione. «La consideravo all’epoca una buona idea e la considero tuttora, ma all’epoca avevo posto delle condizioni – ribadiva ieri il sindaco – : non possiamo sostenere i costi, per cui se ci sono fondi, perché no. I punti di attenzione per me sono due: non bisogna solo posizionare il barcone, ma raccontare la storia e comunicare su questo». Poi la collocazione: «Avevamo avuto un’idea di un’esposizione temporale in Duomo, ma se si vuol pensare a un luogo fisso c’è da pensarci, francamente non lo so. So che l’Università Statale aveva mostrato interesse». Nel luglio 2016 l’idea iniziale del regista premio Oscar Alejandro Inarritu, con l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, era di esporlo il 25 marzo in piazza Duomo in occasione dell’Angelus di Papa Francesco, ma il progetto fallì. Ora il Pd ci riprova pompando al massimo l’ideologia buonista e salottiera per cui 500mila euro possono anche essere il prezzo per mettersi in pace con la coscienza.

 

 

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