Ecco le nuove armi del Cremlino: dai cyborg ai kalashnikov 2.0

Il Cremlino è pronto a schierare in battaglia i nuovi robot-tank dopo aver testato la loro superiorità tattica rispetto alle piattaforme convenzionali dotate di equipaggio. Nelle recenti esercitazioni condotte al training center di Alabino (Mosca), i mezzi d’assalto governati in remoto come il ‘Nerehta’ sono stati giudicati altamente ‘performanti’ dal colonnello Oleg Pomazuev, che dirige il GUNID – dipartimento per innovazione e ricerca del ministero della Difesa russo – ; ma non sono gli unici UGV – unmanned ground vehicle – sviluppati per il programma di ammodernamento che le forze armate russe hanno in serbo. Secondo gli analisti occidentali infatti i russi starebbero sviluppando già di diversi anni una vasta gamma di UGV: dai mezzi assalto paragonabili a quelli che gli Stati Uniti stanno testando per i loro Marines, ai robot per compiti di sminamento o per missioni anti-IED. Oltre al Neretha infatti la Piattaforma-M – un mezzo cingolato di ridotte dimensioni con una torretta brandeggiabile telecomandata capace di sparare granate e munizioni 7,62 mm – ha fatto il suo debutto sul fango della Bielorussia, durante l’esercitazione Zapad-2017.

I robot cingolati Nerehta – delle dimensioni di un blindato medio – sono configurati per montare una mitragliatrice da 12,7 mm o 7,62 mm o un lanciagranate AG-30M, dimostrando di superare ampiamente le prestazioni di mezzi in servizio nelle forze armate russe come i longevi veicoli da ricognizione BRDM o i già rodati GAZ Tigr; garantendo la stessa autonomia e potenza di fuoco ma evitando il rischio di perdite umane. La Piattaforma-M invece sembrerebbe il perfetto omologo del MUTT (Multi-Utility Tactical Transport) progettato per l’USMC: un drone cingolato di piccole dimensioni, completamente autonomo, da mandare in avanscoperta come apripista. Oltre che nell’esercitazione Zapad, la Piattafoma-M e stata lasciata ‘girovagare’ durante una passeggiata propagandistica nelle strade di Sebastiopoli, in Crimea. Lì ha esibito il suo armamento standard, composto da 4 tubi lanciagranate RPG-18 e un fucile d’assalto Kalashnikov PKM. Intanto nuovi armamenti con intelligenza artificiali vengono testati per diventare le future dotazione dei mezzi UVG e limitare ulteriormente il ruolo degli operatori che li conducono in remoto.

Kalashnikov dotati di AI e cyborg armati

La fabbrica d’armamenti più famosa del mondo – produttrice del più noto e diffuso fucile d’assalto del pianeta l’AK-47; ideato da Mikhail Kalashnikov in Unione Sovietica nel 1947 e prodotto in più di 100 milioni di esemplari fino a raggiungere un quinto sul totale delle armi da fuoco presenti nel mondo – sta sviluppando un nuovo armamento sperimentale dotato di Artificial Intellegence. In grado di identificare ‘autonomamente’ il suo bersaglio e fare fuoco, questo “modulo di combattimento” all’avanguardia prodotto da Kalashnikov consisterebbe in una fucile d’assalto collegato ad una consolle che attraverso dei puntatori ottici elabora costantemente i dati delle immagini catturare “per identificare, selezionare obiettivi e prendere decisioni autonomamente sul come e quando aprire il fuoco”. A renderlo noto alle agenzie d’informazione russa è stata Sofiya Ivanovasta, portavoce di Kalashnikov JSC, ma la prospettiva di un fucile d’assalto ‘autonomo’ ha riscosso un certo timore.Se un simile armamento venisse montando sulle Piattaforme-M si svilupperebbe infatti un drone-killer capace di esprimere valutazioni autonome sul campo di battaglia e scegliendo da solo il proprio nemico. Questa prospettiva, oltre che letale, potrebbe addirittura essere considerata inquietante se considerato che il programma spaziale russo Roscosmos sta testando per le sue future missioni spaziali il cyborg umanoide – FEDOR – ; che si è già dimostrato capace di centrare bersagli con una semplice coppia di pistole automatiche Glock. Sviluppato dal Ministero per le Emergenze (МЧС России) il robot venne etichettato come ‘Terminator’ russo, ma il governo tenne a specificare che non sarebbe stato impiegato in campo militare. Adesso che ci sono le tecnologie, bisogna solo sperare che esse non vengano combinate.

 

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