Chi c’è dietro i falsi allarmi bomba che fanno impazzire i servizi russi

Lo chiamano “terrorismo telefonico” e da mesi sta facendo impazzire i servizi segreti di Mosca. Il copione è sempre lo stesso. Una telefonata anonima fa scattare l’allerta. In pochi minuti vengono schierate decine di uomini delle forze di sicurezza, le persone si riversano in strada in preda al panico e dopo qualche ora tutto rientra. L’allarme si rivela infondato. Dall’11 settembre al 6 novembre scorso, secondo i dati forniti dalla Tass, sono state colpite dai “terroristi telefonici” 2,900 strutture in 180 città russe. Dalla capitale Mosca a Vladivostok, passando per Novosibirsk, Ekaterinburg, San Pietroburgo e Arkhangelsk. Due milioni di persone sono state evacuate in fretta e furia da centri commerciali, uffici, stazioni della metropolitana, alberghi, scuole, università, cinema, teatri. Ad essere presi di mira sono migliaia di luoghi di aggregazione.

L’ultima serie di falsi allarmi, il 5 novembre, nel cuore di Mosca. Il terrore si scatena a due passi dal Cremlino, tra la Piazza Rossa e Piazza della Rivoluzione. Al Bolshoi gli artisti si stanno preparando per il concerto dedicato ai cento anni dalla Rivoluzione d’Ottobre. All’improvviso, scatta l’allerta. In pochi minuti a risuonare sugli spalti non sono le sinfonie degli orchestrali ma i latrati dei cani poliziotto. In oltre tremila sono costretti ad abbandonare il teatro, mentre gli artificieri e gli uomini della polizia fanno irruzione anche all’hotel Nazionale, al Metropol, e nel mall di lusso Gum, che si affaccia sul palazzo del Cremlino. In tutto verranno evacuate oltre 20mila persone.

Le autorità indagano per il reato di procurato allarme relativo ad atti di terrorismo, punito dall’articolo 207 del codice penale russo. I buontemponi rischiano dai tre ai cinque anni di prigione. Ma chi ci sia davvero dietro le migliaia di telefonate anonime resta ancora un mistero. All’inizio di ottobre il capo dell’Fsb, Aleksandr Bortnikov, aveva annunciato di aver identificato i responsabili:quattro cittadini russi residenti all’estero con complici all’interno del Paese. I quattro, però, non sono stati ancora rintracciati. L’utilizzo di tecnologie IP per le telefonate anonime rende difficile localizzarli. Per il momento, quindi, si tratta ancora di fantasmi. Anche se il governo russo, assicura Bortnikov, sta collaborando con alcuni governi stranieri per trovare i colpevoli ed estradarli.

E così, nel frattempo, le ipotesi che circolano sono le più disparate. Dall’Isis, ai nazionalisti ucraini, fino ad una nuova “strategia della tensione”. A riassumerne alcune è stato il corrispondente a Mosca del quotidiano La Stampa, Giuseppe Agliastro. Lo scorso settembre l’agenzia di stampa russa Ria Novosti aveva suggerito che quella dei falsi allarmi bomba potesse essere un’operazione ideata dai militanti dello Stato Islamico per diffondere il terrore nel Paese. Qualche giorno dopo, però, è sempre la stessa agenzia, assieme all’Interfax, ad ipotizzare che dietro alle telefonate che stanno creando scompiglio nel Paese possano celarsi i nazionalisti ucraini. È dall’Ucraina, scrivono i media russi, che sarebbero partite il 90% delle chiamate. Ma anche questa congettura non sembra reggere, visto che, scrive Agliastro, nella giornata di ieri una serie di falsi allarmi bomba ha gettato nel panico anche Kiev.

Ci sono poi ufficiali del ministero della Difesa, come Oleg Ostrovsky, citato dal quotidiano russo Argumenty y Fakty, che affermano che le telefonate siano parte di “un’esercitazione nazionale antiterrorismo”, e c’è chi, come l’ex deputato della Duma e già ufficiale del Kgb, Gennady Gudkov, sostiene invece che si tratti di una operazione “false flag”. Dietro le chiamate anonime, secondo Gudkov, ci sarebbe la stessa Fsb che tenterebbe in questo modo di diffondere la paura tra la popolazione per legittimare una stretta “del controllo statale su internet”. Tra le tesi più strambe, infine, c’è anche quella della protesta di un gruppo ortodosso radicale contro il film Matilda, un lungometraggio che racconta la storia d’amore tra Nicola II e la danzatrice Matilda Kshesinskaya, bollato come oltraggioso nei confronti della figura dell’ultimo zar, venerato come martire dalla Chiesa ortodossa di Mosca. Un membro del gruppo aveva dichiarato, infatti, al quotidiano onlineMeduza di essere pronto ad usare “metodi non letali per destabilizzare la Russia” pur di boicottare il film. I “terroristi telefonici”, però, sembrano essere dei veri e propri professionisti. Ed è ancora giallo sulla loro identità.

 

 

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