Difesa del suolo, consegnate a Grasso 82mila firme: “Sbloccare subito la legge al Senato”.

Difesa del suolo, consegnate a Grasso 82mila firme: “Sbloccare subito la legge al Senato”.

Le associazioni della coalizione #Salvailsuolo chiedono l’intervento del presidente del Senato per l’ok finale al ddl, già varato dalla Camera e fermo a Palazzo Madama da un anno e mezzo. Il Pd porta in commissione un nuovo testo emendato.

ROMA – Un plico con 82mila firme in difesa del suolo. È quello che questa mattina hanno consegnato al presidente del Senato Pietro Grasso le associazioni della coalizione italiana #Salvailsuolo (formata da Acli, Coldiretti, Fai – Fondo Ambiente Italiano, Inu – Istituto Nazionale di Urbanistica, Legambiente, Lipu, Slow Food, WWF). Per chiedergli di far approvare entro la fine della legislatura la legge per il contenimento del consumo di suolo, già passata alla Camera nel maggio 2016 e ferma da oltre 500 giorni a Palazzo Madama.

Un provvedimento, quello per la difesa del suolo, che in verità non è stato esente da critiche ai tempi della sua approvazione a Montecitorio. Per le opposizioni, tra cui il M5S, e gli ecologisti più intransigenti, il testo, a furia di emendamenti e deroghe è stato “stravolto e svuotato” e trasformato in una “legge al ribasso, utile solo ai palazzinari”.

Il nuovo testo al Senato. “In effetti il ddl si presentava carente e in alcuni aspetti contorto ed era stato approvato alla Camera con l’idea di non portarlo più avanti – spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente – Al Senato è stato sempre fermo perché non si era trovato un accordo. Ma ora sembra che qualcosa si stia muovendo e proprio oggi verrà portato in commissione un testo migliorato e semplificato”. La relatrice della nuova versione è la senatrice del Pd Laura Puppato, che afferma: “Abbiamo rimaneggiato la legge, cercando di colmare le lacune presenti. Il risultato è un testo molto condiviso, grazie anche a un attento lavoro di audizioni e di collaborazione con Regioni, Comuni, Ispra (Istituto per la ricerca e protezione ambientale, ndr) e associazioni”. Giudizi positivi anche dalle opposizioni: “Sono stati fatti dei passi avanti, la legge va nella giusta direzione e si può cominciare a ragionare”, afferma la senatrice del M5s Paola Nugnes, dopo aver visionato gli emendamenti.

I tempi però si allungano, perché seppure la legge emendata venisse varata da Palazzo Madama, dovrebbe poi ritornare alla Camera. Ma Puppato non dispera: “Se l’indicazione della maggioranza è di blindare il testo per arrivare a buon fine, l’impresa si può portare a termine con successo. Per questo il pressing delle associazioni ambientaliste può essere molto utile”.

No alla legge Falanga. Per la coalizione #Salvailsuolo portare a casa la legge sarebbe dunque un traguardo importante. Anche a fronte del fatto che, esattamente fra una settimana (il 17 ottobre), la Camera si accingerà a votare il ddl Falanga che regola le demolizioni abusive. Con una serie di norme molto criticate da ambientalisti e Verdi, al punto da considerare il provvedimento al pari di  “una sanatoria del cosiddetto abusivismo di necessità”.

“Se il nostro Paese appare più fragile di altri agli eventi catastrofici, le colpe non sono solo del cambiamento climatico, ma di come abbiamo trattato il territorio negli ultimi decenni – spiega Damiano Di Simine, portavoce della coalizione – con le firme raccolte in Italia sproniamo il governo sbloccare la legge per il contenimento del consumo di suolo e la difesa delle aree agricole e a fermare, invece, il ddl Falanga in approvazione, che rischia di vanificare tutti gli sforzi messi in atto per contrastare l’abusivismo edilizio”.

“L’Italia dei terremoti e delle alluvioni non ha alcun bisogno del ddl Falanga – aggiunge Donatella Bianchi, presidente del Wwf: Invece di discutere proposte dannose il Parlamento dedichi le proprie energie al provvedimento contro il consumo del suolo, che deve essere inserito tra le leggi da salvare in questa legislatura”.

I dati Ispra sul consumo di suolo. Un contributo, quello dei firmatari italiani, che pesa sulle oltre 212.000 firme raccolte a livello europeo ed eccede largamente il quorum fissato per il nostro Paese dalla Commissione Europea (54.750 firme): un dato che testimonia la sensibilità presente nel nostro Paese riguardo alla cementificazione selvaggia. Secondo gli ultimi dati dell’Ispra, in Italia al 2016 risultano cementificati oltre 23 mila km quadrati (pari alla dimensione di Campania, Molise e Liguria messe insieme,) il 7,6% del territorio nazionale.

Il consumo di suolo procede a un ritmo di 3 metri quadri al secondo, una media di 80 campi da calcio al giorno, senza risparmiare aree di grande valore paesaggistico e naturalistico, o di estrema vulnerabilità a rischi ambientali, come alluvioni, frane e terremoti. “Il tutto in mancanza di una norma efficace che regoli la demolizione degli edifici abusivi”, aggiungono le associazioni di #Salvailsuolo. Che chiedono anche “rigore e vigilanza, per evitare che nella discussione della legge di Stabilità non ci siano colpi di mano rispetto agli impegni assunti con la finanziaria dell’anno scorso: ovvero che sia del tutto ripristinato, dal 1° gennaio 2018, il vincolo alla destinazione delle risorse derivanti dagli oneri di urbanizzazione”. Ciò è indispensabile da un lato per sostenere gli interventi di rigenerazione urbana, e dall’altro per evitare che nei comuni sopravviva un meccanismo perverso di incentivazione di consumi di suolo in cambio di entrate fiscali, impiegabili con ampia discrezionalità per ripianare i bilanci.

 

fonte…qui

 

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